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EOSTRE
- Da "Eostre", Manuel Lucaroni 2018 [...] Vestita a festa d’arcobaleno fiorivi tra i prati sereni, lucenti le chiome dialogavano con gli esseri intorno: pascevi le lepri saltellanti in tuo onore coglievan smeraldi zaffiri, labbra di rubini sfuggente apprezzavi l’omaggio - schiva, dignitosa creatura - consegnavi il tesoro ai piaceri dell’uomo - oh, ingratitudine di questo mondo- e lui vigliacco sprecava l’amore trattandolo come un bottino: fiumi, mari, cielo, terra, prati divennero resti e macerie inquinati i falsi dèi nuovi gongolanti lo stolto ignaro invitava a banchetto. [...] (immagine da Natsentinel )
GRANADIGLIA: LA “PASSIONE” DEL FIORE COME “FRUTTO” DELLE PIEGHE BAROCCHE
“Il Barocco non connota un’essenza, ma una funzione operativa” [1] Così parla Deleuze in merito a un periodo culturale così complesso e vario come quello Barocco. Una stagione che ricerca e scopre, attraverso la “Meraviglia” creata dall’uso dell’ingegno, il mondo in tutte le sue forme (e pieghe) in una continua tensione armonica tra alto e basso, tra macrocosmo e microcosmo, tra fisico e metafisico, dove il singolo esiste e prende senso solamente nell’insieme, in funzione dell’altro. Ed è proprio in questo clima di continua indagine della realtà finalizzata a scoprirne le meravigliose e fitte “corrispondenze” che suscita un interesse particolare il fiore della Granadiglia, “oggetto” esotico (importato in Europa dal Brasile), completamente nuovo di cui si apprende subito la doppia natura (o di cui si spiega la piega nascosta) materiale – spirituale. “Si dice che abbia le insegne della passione” [2] riporta l’esploratore Gesuita José de Acosta in uno dei suoi scritti, dove...
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